Rockol

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Rockol esiste dal 1996. La direzione editoriale è stabile, sempre quella di Franco Zanetti (giornalista dal 1974, considerato uno dei massimi esperti italiani di Beatles). Trent’anni di una sola guida sono molti, e in Italia di siti musicali che hanno tenuto la barra dritta per così tanto tempo ce ne sono pochi.

Cosa trovi dentro

Il sito si divide in tre filoni. Le news quotidiane: annunci di tour, scomparse di musicisti, anticipazioni di album, gossip leggero. Il Magazine, dove vivono i pezzi più lunghi — interviste, recensioni di dischi, approfondimenti monografici. E il database: discografie, biografie, testi di canzoni, calendari concerti. È quel database che hai usato senza saperlo dieci volte, perché Google ti ha portato lì cercando “discografia [nome dell’artista]”.

La redazione

Le firme sono il motivo principale per cui Rockol regge dopo trent’anni. Oltre a Zanetti, scrivono giornalisti come Gianni Sibilla (autore di libri sull’industria musicale, docente al Master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica), Marta “Blumi” Tripodi (esperta di hip hop, fa parte della Recording Academy che assegna i Grammy) e una squadra di collaboratori riconoscibili. Si vede che chi scrive ha competenze da raccontare — biografie pubblicate, libri, esperienze nelle major — e questo si nota nel taglio delle interviste e delle recensioni di album.

Una cosa che gli altri non fanno

C’è un servizio di Rockol che merita una sezione a parte: si chiama MusicBiz ed è dedicato all’industria musicale, cioè a etichette, manager e addetti ai lavori. Pubblica analisi di mercato, dati di vendita, news B2B che altrove in italiano sono difficilissime da trovare. È curato dallo stesso Sibilla. È il pezzo del sito che lo distingue di più dai magazine soltanto editoriali — e che giustifica, da solo, il bookmark per chi lavora nel settore.

Quello che si nota meno bene

La veste grafica è il punto debole. Il sito è cresciuto a strati nel tempo e oggi appare più datato rispetto a un Rumore o a un Rockit. La pubblicità è abbondante, il layout è denso, l’esperienza mobile non è la sua forza. Anche la copertura tematica è sbilanciata verso il pop/rock: chi cerca jazz, classica, elettronica di nicchia o world music troverà meno di quanto gli servirebbe. Sono limiti di un sito generalista che vive di traffico, non difetti specifici.

Considerazioni finali

Rockol è uno dei siti italiani sulla musica che vale ancora la pena seguire. Per chi vuole le news, il database e qualche buon pezzo di approfondimento, copre tutto quello che serve. Per chi cerca la critica musicale più tagliente o la nicchia di genere è meno attrezzato, e ci sono alternative migliori (Rumore, Rockit, le riviste indipendenti). Ma come riferimento generalista per la musica italiana e internazionale, dopo trent’anni resta in piedi — e non era affatto scontato.

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